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Negozio

Il Negozio

Tanti lo chiamano il negozio “della punta”, le persone più anziane lo ricordano come “Decani” dal cognome dei vecchi proprietari. Vighi Claudio Alimentari si trova a Vigevano, in Corso Torino 55/A, all’incrocio con Via Ceresio (ex Cascina Cavalli) e Corso Togliatti.

Si tratta di un negozio di vicinato di vecchio stampo, con molti elementi originari. Per esempio le mensole in marmo bianco, la soglia, le saracinesche, il pavimento in graniglia, le insegne luminose che riportano il numero di telefono fine anni 50.

Anche se potete trovarci quasi tutto quello di cui potreste avere bisogno per la casa e la cura della persona, l’anima del negozio e la sua vocazione risiedono nell’offerta di salumi e formaggi.

La produzione gastronomica è composta da piccole partite fresche di semilavorati che variano giornalmente e consentono di soddisfare le esigenze personalizzate della clientela seguendo la disponibilità e la stagionalità delle materie prime.

Ci trovate dal lunedì al sabato dalle 06:30 alle 12:30 e dal martedì al sabato dalle 16:30 alle 19:30.

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Comunicazioni

Chiusi per ferie

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Serate tematiche

A grande richiesta… Cascina la Vetriata bis!

Roberto ci dà di nuovo la possibilità di pranzare con lui e i suoi fantastici formaggi di capra a latte crudo.

Domenica 5 dicembre abbineremo i piatti della nostra cucina ai formaggi di Cascina la Vetriata, accompagnati a una selezione di vini dalla nostra carta, per un ristretto numero di commensali.

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Serate tematiche

A pranzo con Roberto

Celebriamo l’amicizia che ci lega ai produttori che incarnano e applicano filosofie comuni alle nostre.

Pranzo della domenica con focus sui formaggi di capra a latte crudo amorevolmente prodotti da Roberto Nicoletti della Cascina La Vetriata, sulle prime colline di Casale Monferrato.

Produttore in sala con la possibilità di estendere gli acquisti che ogni domenica propone al mercatino di piazza San Dionigi e di discutere con lui di saperi e sapori.

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Tradizioni

Il cibo buono e i suoi custodi

Lunedì 3 maggio alle 21:00, con Piera del Selvatico e le condotte Slow Food dell’Oltrepò e di Vigevano e Lomellina, Nadia discorrerà di cibo buono. Per assistere, è possibile seguire la diretta FaceBook sulla pagina facebook di ciascuna condotta.

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Materie prime Negozio Tradizioni

Asparago rosa di Cilavegna

È iniziata in questi giorni la raccolta degli asparagi rosa di Cilavegna DeCo, da giovedì 15 aprile saranno disponibili in negozio al naturale e declinati in varie preparazioni gastronomiche. Come ogni anno ci prestiamo come punto d’appoggio per la commercializzazione di questo prodotto del territorio, eccellenza inserita nell’Arca del gusto, in collaborazione con il consorzio Conpac e la condotta Slow Food Vigevano e Lomellina. Ha un gusto suo tipico, un poco retró, al quale forse non siamo più abituati, intenso, minerale tendente all’amaro che a me personalmente riporta all’infanzia. E proprio come da bambina il primo piatto che mi piace cucinare alla prima comparsa di questo ortaggio è l’asparagiata. Preparo gli asparagi raschiando con il pelapatate la parte bassa ed eliminando con un taglio i primi centimetri. Li cuocio a vapore per 10 / 12 minuti, controllando la cottura poco sotto al livello della punta, dove cambiano colore. Devono essere appena teneri. Nel frattempo metto abbondante, ottimo burro di centrifuga in una padella antiaderente, lo cuocio per farlo spumeggiare, lo salo e ci rompo dentro uova quanto più fresche riesco a trovare. Lascio rapprendere il bianco dell’uovo e lo giro con una paletta senza rompere il tuorlo. Metto gli asparagi caldi in un piatto caldo con le punte tutte rivolte da un lato, appoggio sopra di esse l’uovo rigirato di nuovo, irroro con il burro e cospargo con abbondante, ottimo Parmigiano Reggiano DOP. Tengo gli asparagi per il gambo e li intingolo nel tuorlo liquido, mordo la punta e poi sfilo il possibile dal primo pezzo del gambo sotto di essa e poco più. Gli asparagi di Cilavegna danno il meglio di sé nei primi centimetri: con tre punte e poche rondelle faccio risotto per una persona. Non uso i gambi che scarto per fare il brodo vegetale, esalterei solo l’amaro degli stessi, bastano le sole punte per dare sapore a zuppe, sughi e risotto.

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Comunicazioni

Aggiornamento CoVID-19

Zona rossa! In ottemperanza all’ennesimo DPCM Chez Nadi vi saluta.

Riprenderemo l’attività se e quando ce ne daranno modo, nel modo in cui sarà possibile.

Nel frattempo potete trovare Nadia in bottega, al civico 55/A di Corso Torino, in Vigevano.

Se sentite la mancanza dei nostri salumi, dei nostri formaggi o di qualche piatto in particolare, venite e parliamone. Il negozio produce giornalmente gastronomia e piatti pronti.

Perché, come dice una cara amica di famiglia che chiamiamo affettuosamente “zia”: “se gli affari vanno male… il corpo non deve soffrire!”

P.S.: nella foto la nostra “rossa” preferita, pronta a lavorare per voi, in negozio.

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Serate tematiche

La Pasta della Tradizione

La Pasta della Tradizione è una serie di lezioni di cucina online e interattive, in italiano e in inglese, nata dalla collaborazione tra Nadia Vighi di Chez Nadi e Paola Albanesi, istruttrice di cucina italiana a Seattle.
La passione per la cucina italiana è il filo che le unisce e che ha fatto scattare da subito l’intesa tra le due professioniste. La tradizione della pasta fatta in casa è vista come un’arte che va tramandata, al fine di mantenerla in vita, e ha spinto le due amiche a creare questo percorso culinario da condividere con voi. Il ciclo di tre lezioni interattive online sono acquistabili singolarmente o come serie di tre lezioni, e vi porterà a conoscere e impastare la pasta della tradizione italiana e in particolare quella romagnola.

Prima lezione – La Sfoglia Emiliana e i Ravioli di magro

Durante la prima lezione online imparerete a impastare e tirare la sfoglia bolognese interamente a mano, usando solo la tavola in legno e il mattarello, e vi forniremo suggerimenti su come utilizzare la macchina stendipasta, se preferite utilizzare questo metodo.
La sfoglia verrà tagliata in diversi formati: i tajarin piemontesi, le tagliatelle emiliane, le pappardelle toscane e i maltagliati, ideali per le zuppe autunnali. Creeremo infine dei ravioli di magro e vi dimostreremo diversi metodi di chiusura.

    Menù
  • Sfoglia emiliana stesa a mano
  • Tajarin, tagliatelle, pappardelle, maltagliati
  • Ravioli di magro

Le lezioni dureranno 2 ore e 30 minuti e saranno online e interattive. Potrete scegliere di rilassarvi e godervi lo spettacolo, ma vi incoraggiamo vivamente a preparare gli ingredienti e gli utensili per tempo e a mettere le mani in pasta insieme a noi, per memorizzare meglio i movimenti e per potervi aiutare a risolvere dubbi e problemi che potranno presentarsi durante la lavorazione.

Vi forniremo qualche giorno prima della lezione la lista degli ingredienti e utensili necessari e la dispensa con le ricette; poco prima della lezione vi invieremo il link alla diretta Zoom.

I residenti a Vigevano e zone limitrofe avranno l’opportunità di acquistare, previa prenotazione, il kit con gli ingredienti, contenenti prodotti locali e artigianali, per preparare la pasta e farcire 4 porzioni di ravioli, da ritirare presso il negozio di Corso Torino 55/A. Il costo del kit è di 15 Euro da pagare direttamente in bottega.

I soci Slow Food Vigevano e Lomellina potranno contattare direttamente Chez Nadi per l’acquisto di un biglietto scontato.

I biglietti per l’evento, acquistabili tramite FaceBook, daranno diritto all’accesso per il collegamento alla lezione online trasmessa con Zoom, e alla dispensa con le ricette in formato PDF.

I biglietti non sono rimborsabili, ma sono trasferibili. Per garantire la massima attenzione a tutti, potremo seguire e rispondere alle domande di una persona per biglietto acquistato, con un massimo di 20 studenti per classe.

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Materie prime

Il riso

Materia prima versatile, il riso, nelle sue diverse tipologie, è nel nostro DNA di lomellini. Parte integrante anche del nostro paesaggio, quel “mare a quadretti” che si specchia nel nostro cielo di Lombardia “così bello quando è bello” di manzoniana memoria. E Manzoni ha avuto modo sicuramente di ammirare lo spettacolo delle risaie, avendo soggiornato a Cassolnovo, dove, nella villa in cui fu ospite, gli è ancora tributata una stanza.

Principe di tutti i menù lomellini, casalinghi o professionali, non c’è ricorrenza o stagione che non abbia il suo risotto. Per non parlare delle minestre, minestrine e minestrone. È materia anche per dolci, anche se più conosciuti di quelli lomellini sono i pasticcini di riso toscani o le torte di riso emiliane.

Tipico vigevanese è un piatto né dolce né salato, che ricorda i porridge anglosassoni, il ris e latt. Ogni famiglia aveva la sua versione: la differenza stava nel pizzico di sale o di zucchero o di cannella, nella consistenza finale più o meno brodosa, nell’aggiunta di acqua al latte; variazioni che paiono banali ma che cambiano il profilo organolettico di questo comfort food prettamente serale.

Di riso si è detto e scritto parecchio, mi preme ricordare la manifestazione che si svolse a Vigevano per qualche edizione, curata da Slow Food, Rice, esperimento riuscito di mettere il riso al centro di eventi e dibattiti, non tralasciando la parte gastronomica, enoica e artistica.

Rice 2010

Intervista a "Chez Nadi", Cristiana e Domenico.

Posted by Chez Nadi on Tuesday, September 28, 2010
L’intervento di Nadia, anima di Chez Nadi, a Rice 2010

Quale riso?

Fondamentale per imparare a cucinare propriamente questa risorsa è conoscerne le principali categorie, per come si comportano in cottura e per come influenzano il risultato finale. Sarebbe opportuno acquistare il riso in almeno due tipologie, partendo dal presupposto che qui vi parlo delle varietà occidentali che derivano dall’Oryza sativa subsp. japonica.

Merceologicamente, il nostro riso è suddiviso in quattro categorie in base al suo aspetto fisico, alla forma cioè dei suoi chicchi. Abbiamo riso comune, semifino, fino, superfino. Viene poi commercializzato con il nome varietale: Originario, Rosa Marchetti, Ribe, Carnaroli per esempio. Non è che non possiate usare un riso qualunque di questi per fare qualsiasi ricetta, ma ovviamente il risultato cambierà.

Mio papà, lomellino delle cascine, utilizzava l’originario, che è un riso comune, ricco di amido, per fare il risotto “della domenica” con salsiccia e zafferano. Era un risotto “fisso” il cucchiaio ci stava in piedi, ma bello sgranato e croccante, con la crosticina nella pentola “della termica”.

Da Chez Nadi il risotto cambia ogni settimana, il riso però è in prevalenza, salvo puntate sporadiche su altre varietà o produttori, il Carnaroli da Carnaroli del Pavese dell’azienda agricola Domenico e Giuseppe Carnevale Giampaolo.

Ha dimostrato nel tempo una costanza qualitativa e una resa organolettica eccellenti, con ottima tenuta in cottura e sapore pieno ma delicato che lo rende adatto a tutti gli accostamenti, dai classici agli inusuali.

È difficile in Lomellina consigliare un produttore, ognuno ha un riferimento per conoscenza diretta o magari parentela. Se non è il vostro caso, lasciate perdere il riso generico sullo scaffale del supermercato: prendetevi il tempo per visitare qualche mercatino o qualche cascina, cucinate, assaggiate e giudicate.

Cercate di capire i metodi di produzione, l’etica del produttore, visitate le risaie nelle diverse stagioni, privilegiate le coltivazioni etiche e sostenibili.

Cucinate riso più volte alla settimana, provatelo in diverse cotture valutando resa e consistenze. Abbinatelo per tradizione e sperimentate: il risotto può essere una base neutra che esalta ingredienti diversi.

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Tradizioni

Beato Matteo

Anni ’60, si avvicina la ricorrenza del Beato, protettore della città. Le giostre sono piazzate nello spazio ora occupato dal parco Parri con pozzanghere da fare invidia all’attuale laghetto se il tempo come al solito si è guastato dopo aver lasciato festeggiare l’oca ai mortaresi: non importa che tempo abbia fatto prima, dopo il Beato Matteo sui letti compaiono gioco forza le coperte di lana.

Ogni famiglia si prepara a ricevere ed ospitare amici e parenti di fuori soprattutto, le tavolate sono numerose, le incombenze domestiche altrettanto. Bisogna “vestirsi di nuovo” per la messa della domenica, bisogna preparare per le persone che si sono invitate, siamo in pieno boom economico: la tavola rispecchia l’abbondanza da poco assaporata.

Per un pranzo tipo dobbiamo prevedere: antipasto con ricco vassoio personale riempito con cura dal salumiere di fiducia con tutte le varietà di salumi cotti e crudi, salame sotto grasso, carciofini, chiodini sott’olio, acciughe e sardine, insalata russa, antipasto rosso (vedi ricetta) e patè in gelatina (Milano insegna). Segue la “rustida” che ha fatto da base per il successivo risotto: carne di maiale a fette sottili con salsiccia e fegato sempre di maiale con cipolla e pomodoro. Poi risotto appunto cotto nel sugo della medesima, poi brodo prodotto per il risotto magari arricchito da ravioli (più frequentemente riservati al pasto serale o del lunedì), lesso e gallina ripiena, poi gli arrosti, vitello o anche fagiano per le famiglie dei cacciatori, brasato e almeno due contorni uno cotto e uno crudo, bagnetto profumato di estate e del proprio orto.

Come formaggio la tachella con la mostarda, comprate entrambe “sciolte” sempre dal salumiere (il supermercato è di là da venire). Dolce finale con il cabaret di paste comprato all’uscita della messa, col torrone rigorosamente Sebaste Gallo d’Alba e la torta fatta in casa (la “varulà o marmo dolce o bianca e nera per intenderci). Il vino è quello di tutti i giorni; concessione finale di vermouth da meditazione.

Menù certo affascinante ma forse improponibile ai nostri giorni, a meno di non farne una rivisitazione drastica in termini di quantità di grassi soprattutto. Certo è che poco di questa tradizione è rimasto sulle tavole dei vigevanesi di oggi. Chi ha intorno ai trent’anni e produce da sè ravioli fatti in casa? Chi è in grado di fare sempre in casa un’insalata russa? Intendo manufacendo anche la maionese? Si acquistano già pronte persino le verdure per i contorni, figuriamoci gli arrosti!

Passando attraverso gli anni settanta con le varianti vegetariane, gli anni ottanta con la celebrazione della cucina alternativa, gli anni novanta con il culto del tutto pronto, le tradizioni culinarie si sono come dileguate. Oggi un menù tipo rifugge certamente i salumi, troppo demonizzati e troppo presenti sulle tavole in forme snaturate come i preaffettati in busta hanno più ogni altra cosa fatto il loro tempo per la maggior parte delle persone, anche se andrebbero rivalutati nelle loro espressioni migliori, pretendendo sempre una qualità eccelsa che c’è e vale la pena di cercare e di pagare il giusto.

L’antipasto potrebbe quindi essere rappresentato da una torta salata naturalmente prodotta con pasta sfoglia surgelata o al massimo conservata in atmosfera modificata, manco a pensare di fare una semplice crosta di farina, acqua e olio extra vergine di oliva, migliore, più economica e nutrizionalmente perfetta oltre che filologicamente più appropriata. Seguita da un primo al forno, potrebbe essere una lasagna classicamente prodotta se siamo fortunati da un negozio di pasta fresca o da qualche artigiano locale, o dei cannelloni o delle crepes, suggestione anni ottanta che dura a morire.

Come secondo, un arrosto arrotolato attinto dal bancone di un supermercato già legato con gli aromi inclusi (alzi la mano chi sa legare un arrosto) oppure per i più abbienti un volatile ripieno già arrostito dalla polleria. In tempi di HACCP la mostarda sfusa ha il sapore dell’alcol dei tempi del proibizionismo e la tachella si vende anche nei negozi solo confezionata in squadrati cubetti da 100 o 250 grammi, 500 grammi nei supermercati alla faccia dei single.

Sopravvive il banco del torrone alla fiera quasi immutato in quarant’anni, possiamo ancora tuffarci in quel sapore per rivivere un po’ d’antan. Se sapete fare una torta in casa – senza ricorrere alla magia 9 torte – fatela per piacere, non è poi così proibitiva, se anche saltate la messa potete acquistare i pasticcini senza neanche fare la coda che inevitabilmente si formava allora, riscattate con la scelta di vini adeguata alle vostre nuove competenze enologiche il tenore del vostro pranzo e lasciate perdere il vermouth a favore di un bicchierino di marsala metodo soleras che accompagnerà degnamente il vostro dolce.

Spero che questa mia provocazione induca più d’uno a mettere mano al menù della festa del Beato Matteo, che lo programmi e lo progetti con cura, con un occhio alla tradizione ed uno alla leggerezza, con l’accortezza di scegliere solo materie prime di altissima e riconosciuta qualità, pensando che comunque chi più spende meno spende, nulla è troppo per il nostro benessere, siamo quello che mangiamo, vogliamo essere una torta salata dal ripieno schizofrenico o una fetta di culatello?

Antipasto rosso

  • 300 g di giardiniera di verdure miste ridotta a cubetti
  • 200 g tonno sott’olio
  • 2 cucchiai di doppio concentrato di pomodoro
  • 1 bustina di droghe miste (tipo Saporita Bertolini)
  • Olio extra vergine di oliva quanto basta

Mescolare tutti gli ingredienti il giorno prima e gustare in accompagnamento ai salumi.